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Diario di bordo da una nave in continuo viaggio ma sempre e comunque ancorata a riva

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lunedì, settembre 27, 2004

 

Perdonatemi se scrivo poco e commento meno ma tra esami, piccole cose da fare e assenza di pc non è molto semplice.

Running over the same ground….siamo tutti qui con i nostri sguardi già stanchi al mattino, tutti sull’identico bus verso il centro. Una moltitudine di gente che non sa cosa cerca ma sa benissimo come evitare di ottenerlo. Il traffico circola creando imbarazzo tra il popolo migratore , assurda razza che si sposta di casa per arrivare in ufficio. Una batteria elettronica risuona tra la folla impazzita in un caos che si avvicina al silenzio, quel silenzio così simile alla morte. Non c’entra la CASIO ma soltanto i miei auricolari che disperdono musica per il Corso. Musica che parla di un nuovo ordine anche se risalente ormai a vent’anni fa circa. Una vetrina riflette l’immagine di questo brusìo di fondo d’una umanità che non ha tempo per riflettere. Finalmente arrivo a destinazione. Dietro me solo l’ombra d’una giornata iniziata male. Davanti a me una serpentina di parole mai sentite prima da una persona che ama andare contro i muri della vita. Muri che a me sono sempre sembrate eterne mura. Novità. Cose buone, cose cattive. Cosa preferite sentire prima? Io sono come i bambini, prima voglio la caramella poi la medicina. Alla fine anche oggi disarmato come al solito accetto queste assurde regole della vita che permettono di vedere il sole alle 7, lei, la copertina di "Gentlemen", gli occhi di Isobel Campbell, una pizza calda e croccante solo per te e quel cazzo d’un sorriso di un fottuto bambino sempre pronto dietro l’angolo e che ogni volta ti costringe a tendere le labbra agli estremi e pensare di te mème "che cretino!".

ASCOLTO: " When we two parted"- Afghan wings

postato da Chagall | 10:08 | commenti (3)
 



giovedì, settembre 09, 2004

 

 

DIRTY DREAM # 33

 

Ho provato a sognare ieri pomeriggio. Un riff di chitarra ha spalancato le porte della mia veglia per trascinarmi alla riva del club degli onirici; niente Keith Richards o roba simile ma un suono squillante anni ’80 proclamava “i need you tonight” e dolcemente ho ceduto a questo richiamo. Un raggio di sole mi indicava un poster, diceva d’un concerto-sfida: Renato dei Profeti vs. Mal dei Primitives. Urla di gente accaldata richiamava la mia attenzione. Vociando si dirigevano verso un enorme tendone, la scritta all’ingresso ricordava “Tenda evangelica- Dio è dalla tua parte”. Mi giro dall’altra parte e un elefante dalle proporzioni elefantiache si accinge ad ordinare un babà al rum con crema e ciliegine al migliore bar del paese ( ovviamente accanto alla piazza); intanto la moglie lo attendeva nella decappottata automobile osservando il mondo da un oblò dei suoi occhiali. L’autoradio richiamava di nuovo la mia attenzione e faceva voltare la mia persona verso la vicina villa comunale dove si potevano scorgere alcune “girls that just wanna have fun”. Mentre voltandomi spostavo il mio bacino in direzione opposta e contraria a quella precedente girandomi e leggeremente spostandomi una bambina con un enorme lecca lecca inseguiva uno spelacchiato gatto nero dagli occhi gialli in cerca d’una casa dall’affitto basso e ampio parcheggio, così che i suoi bimbi possano un giorno suonare le percussioni nel garage senza disturbare più quella tribù condominiale di babbuini che affolano la periferia, ma invano la sua caccia sortiva effetti. Un tuono richiama la mia attenzione e mentre una catartica pioggia si accingeva a rinfrescare l’animo degli abitanti sento una porta aprirsi. Mia madre. Anche lei nel sogno? No, mi informava solo che stava uscendo.

In poche parole dopo pranzo non ho dormito bene ieri pomeriggio.

postato da Chagall | 22:45 | commenti (4)
 



domenica, settembre 05, 2004

 

Sarà poi così grave sentirsi impotenti? Cioè bisogna davvero così crucciarsi essendo consapevoli della propria impossibilità d’aiutare gli altri? Ogni buon essere umano dovrebbe avere tra le proprie vocazioni quella d’aiutare i suoi simili ma se si scopre che quest’ultimi non hanno alcuna intenzione d’essere aiutati?

Mi spiego. Il mondo è diviso in due categorie :  chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi. Ehm….scusate non volevo dire questo ma è la cinefìlia che irrompe. Intendevo dire che c’è chi si cura del prossimo e chi allegramente se ne sbatte pensando a se stesso; ovviamente questo è manicheismo d’accatto ma per un attimo perdonatemi se  metto da parte quelle sfumature di grigio che rendono più accettabile l’umanità. Sarebbe buona cosa, se si sta più o meno bene,  cercare di aiutare qualcuno che vediamo in difficoltà; avvenimento questo che per soddisfazione altruistica porta di ritorno anche una malcelata gioia egoistica ( del genere “ come sono stato bravo” oppure “ho tolto ‘sto problema dalla circolazione”) ma quante volte ci capita di notare che il nostro aiuto non serve a niente, non viene gradito o ancora peggio la persona aiutata agisce di testa propria in maniera assolutamente opposta a come consigliato da noi.  Tutto questo porta ad una snervante condizione di resa di fronte agli altri che negli animi più sensibili può causare anche un grande senso di frustrazione ed appunto d’impotenza. In questo caso è giusto soffrire per qualcuno per cui si è fatto tutto quello che si aveva in mente di fare? Un po’ come in quel film di Renoir ( o con Totò fate voi) in cui l’annegato che viene salvato si lamenta del gesto con il suo angelo salvatore.

Di fronte alle porte chiuse in faccia alle nostre azioni, ai nostri pensieri credo sia normale almeno incazzarsi. Io personalmente m’incazzo molto per questo e se scrivo oggi è solo per cercare di far sparire l’incazzatura. Ognuno alla fine agisce con la propria testa ed i consigli, gli aiuti è giusto che ci siano sempre ma di fronte ai risultati che vengono scartati quanto senso d’inutilità di se stessi , della propria esperienza e del proprio cervello. Quante potenzialità sprecate…che peccato!

 

ASCOLTO: “ Space oddity”- David Bowie

 

postato da Chagall | 08:56 | commenti