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Diario di bordo da una nave in continuo viaggio ma sempre e comunque ancorata a riva

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mercoledì, novembre 17, 2004

 

Caro Stuart,

io me la passo meglio del solito e Jo sta abbastanza bene . Spero sia lo stesso per te e credo che quella vecchia storia di quando vivevi dentro alla chiesa col tuo amico batterista sia ormai acqua passata. Ormai te la starai spassando in tour tra una schitarrata funky ed un armonizzazione alla Brian Wilson. L’altro giorno ho vinto un biglietto per il concerto di quella cantautrice indipendente ( si dice sia pure bisex) che suona la chitarra acustica come fosse una elettrica impazzita alla vista di Hendrix ma ho preso un brutto raffreddore quindi non sono potuto andare. Per il resto solita sbobba. Però…

Se hai cinque secondi di tempo ti racconto la storia della mia vita: sedici anni, timido e goffo, sono andato in gita scolastica e mi sono reso conto che si doveva cambiare rotta ; non potevo andare avanti con un atteggiamento simile e così mi sono detto che ero sbagliato e dovevo cambiare.

Quell’anno infatti sono cambiato molto e dal ragazzo paffutello, dalla faccia pulita con i capelli da bravo ragazzo sono diventato un simpatico ed occhialuto Hugh Grant di media statura. Non un gran cambiamento dirai ed infatti così era; non che ora sia molto diverso da fuori ma…

Tutto questo però non c’entrava molto col cambiamento che auspicavo infatti la stessa infinita tristezza , gli stessi occhi bassi e musica ad alto volume in camera mi hanno accompagnato fino al raggiungimento del diploma. Poi ho scoperto che in me non c’era nulla di sbagliato. Tenevo tutto dentro e lì tutto era confuso. Malinconia, era dentro di me. Ora mi basta sapere che io ero io e gli altri gli altri. Concetto semplice e confuso allo stesso tempo. Ho continuato a non parlar molto o sproloquiare su cose che non interessavano o non venivano capite, a ridere per battute assurde e a farne altrettante ma non mi importa più delle parole della gente. Come sai quel giorno è arrivato, oggi ho deciso di dare un ulteriore taglio al passato. Ogni tanto sento che ancora qualcosa non va; qualcosa d’incompleto, di vuoto, di storto è in me a rendermi "diverso" ma penso che sono più forte ed è sbagliato ripetersi quello che dicevano i mitici o vergognosi ( dipende dal periodo) Talk Talk: it’s a shame. Quel piccolo Chagall che è in me ha deciso di diventare adulto e assumersi le sue responsabilità , eliminando così quella dolce facciata di vergogna, paura ed odio del mondo, caustica ironia e sconfinata insicurezza. Da domani so che certe canzoni non dovranno più "colpirmi" come un tempo ma solo emozionarmi. Sono stucchevole e lo so.

Ora caro Stuart ti saluto , grazie per esserci e per lasciarmi sfogare tra una grande menzogna ed una piccola verità.

Il tuo ragazzo con "the arab strap"

PS: Come avrai intuito "Fughe da fermo" chiude, in questo periodo cercherò di fare qualche fuga in movimento. Forse un giorno potrebbe pure riaprire ma allora quel giorno vorrà dire che non avrò più nulla da cui fuggire.

 

postato da Chagall | 16:30 | commenti (9)